Esistono cene che nutrono, e cene che guariscono. Alla Sorgente di Francesca, le cene sono di quelle che guariscono.
Il sole tramonta tardi, in estate, sulle colline toscane. Il cielo si tinge di arancio e rosa, poi di viola, poi di un blu profondo che sembra infinito. Ed è proprio in quel momento, quando la luce cambia e l’aria si fa tiepida e odorosa di terra, che la tavola viene apparecchiata.
Pane sciocco, ancora caldo, con l’olio nuovo dell’uliveto di proprietà, verde e pungente, quello che brucia un poco in gola e ti ricorda che alcune cose semplici sono, in realtà, straordinarie. Crostini con fegatini, pappardelle al cinghiale, una bistecca fiorentina che arriva in tavola silenziosa e maestosa, come si conviene a una regina.
Il vino è quello di qui, rosso e generoso, che sa di sole e di pazienza.
Intorno alla tavola, volti che si conoscono da poco e già si somigliano, come succede quando si è felici nello stesso posto nello stesso momento. Conversazioni lente, sorrisi facili, qualche parola in italiano tentata con coraggio e accolta con affetto.
I grandi camini in pietra osservano tutto, come hanno sempre fatto. I soffitti a travi a vista raccolgono le risate e le voci, e le tengono lì, sospese, come fanno i luoghi che sanno di essere speciali.
Fuori, il parco respira nel buio. Un grillo, poi un altro. Il profumo del bosco che scende dalle colline.
Nessuno ha fretta di alzarsi.
Nessuno vuole che finisca.