Cammini lungo il vialetto di ghiaia, tra gli olivi e il profumo di rosmarino selvatico, e all’improvviso eccolo: fermo, regale, indifferente al mondo. Un pavone in piena ruota, con la sua coda che si apre come un ventaglio dipinto da un maestro rinascimentale.
È uno di quei momenti che nessuna guida turistica può prometterti. Uno di quei regali improvvisi che solo la Toscana sa fare, con la sua consueta, disarmante nonchalance.
Alla Sorgente di Francesca, la natura non è uno sfondo. È una presenza viva, capace di sorprenderti mentre fai colazione sul terrazzo, mentre passeggi tra le vigne al tramonto, mentre cerchi solo un po’ di silenzio e trovi, invece, questo spettacolo.
Gli ospiti stranieri che arrivano qui portano con sé immagini di una Toscana sognata da lontano, i cipressi, le colline dorate, il vino, la luce di settembre. Poi succede qualcosa di inaspettato, e quella Toscana immaginata diventa qualcosa di più grande: un ricordo personale, impossibile da condividere fino in fondo, perché appartiene solo a te.
Il pavone si gira lentamente, con tutta la sua indolente magnificenza, e scompare tra gli alberi.
Tu resti lì, immobile, con il telefono in tasca, perché alcune cose non si fotografano. Si portano dentro.